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Curare il morbo di Alzheimer, un test può individuare la malattia

Un esame del sangue può stabilire con una precisione superiore al 90 per cento se una persona sana svilupperà il morbo di Alzheimer nei successivi tre anni. Lo studio è opera del Medical Center della Georgetown University di Washington ed è stato pubblicato domenica dalla rivista “Nature Medicine”: i risultati della ricerca potrebbero rivoluzionare la cura di una malattia che colpisce 35 milioni di persone in tutto il mondo.

Che cos’è il morbo di Alzheimer?

La malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza degenerativa invalidante e porta il nome dello psichiatra e neuropatologo che l’ha descritta per la prima volta, nel 1909, il professore tedesco Alois Alzheimer.

È una malattia che colpisce il cervello e porta a un progressivo peggioramento delle funzioni intellettuali. I sintomi principali sono la perdita progressiva della memoria, deficit cognitivi delle funzioni del linguaggio, del riconoscimento di oggetti e persone, e dei movimenti finalizzati. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2050 saranno 115 milioni le persone affette da questa malattia in tutto il mondo.

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La ricerca dell’Università di Georgetown ha esaminato un gruppo di 525 persone sane con un’età di almeno 70 anni. A distanza di tre anni, i ricercatori hanno confrontato i campioni di sangue dei soggetti con quelli di 53 volontari che accusavano i sintomi del morbo di Alzheimer: da questo ulteriore test, i ricercatori hanno isolato dieci lipidi ritenuti spie dell’insorgenza della malattia. Il nuovo esame potrebbe essere pronto entro in due anni e apre nuovi scenari per quanto riguarda il trattamento precoce di questa forma di demenza degenerativa e il rallentamento dei sintomi.

Secondo Howard J. Federoff, professore di neurologia dell’Università di Georgetown, curare il morbo di Alzheimer in maniera efficace potrebbe essere possibile grazie al test: «Il nostro esame offre la possibilità di identificare le persone a rischio declino cognitivo progressivo e può cambiare la vita dei pazienti, delle loro famiglie e dei medici».

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